La salute dei militari è importante al pari degli altri lavoratori

6 Marzo 2019

Tweet

Gli uomini e le donne che operano all’interno delle Forze Armate e delle Forze di Polizia hanno lo stesso diritto alla salute garantito a tutti i cittadini. Tale diritto riconosciuto dalla Costituzione è un elemento costitutivo della persona e della sua cittadinanza e non può e non deve subire limitazioni per il solo fatto di far parte di un comparto in cui, solo perché più chiuso e meno noto, vengono permesse deroghe alle norme che regolano la vita è la salute di tutti gli altri lavoratori.

I medici competenti delle FF. AA. e di polizia.

Nell’ultimo decennio, il medico competente (MC) ha rappresentato una figura importante che ha il compito di prevenire, diagnosticare e curare le malattie causate dalle attività lavorative. Egli è colui, che grazie alla sua formazione ed esperienza deve valutare il rischio professionale associato alle mansioni e all’impiego di ogni lavoratore. La particolarità del compito assegnatogli ha fatto in modo che il legislatore, nell’individuare gli specialisti più appropriati a cui affidare l’incarico, definisse nel D. Lgs. 81/08 come essi

dovessero avere una specialità ben precisa. Tra quelle individuate spicca la medicina del lavoro, le docenze in medicina del lavoro, igiene, ed altre specialità attinenti. Lo stesso decreto ha riconosciuto la peculiarità di impiego dei militari e dei poliziotti, specificando così la possibilità che fossero individuati, successivamente, principi integrativi. Il ragionamento del legislatore era chiaro, si voleva tenere conto della particolarità dell’impiego per il bene della salute dei cittadini militari. Ci sarebbe potuto aspettare di tutto, come l’istituzione di Master per le figure già individuate al fine di approfondire i rischi specifici del comparto; training on job con colleghi esperti per poter meglio apprendere le specificità non trattate nel percorso di specializzazione. Nulla di tutto questo. Con successivo D. Lgs. 106 del 2009, viene sancito che “…si conferisce il titolo o requisito per svolgere la funzione di medico competente, con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle FF. AA., compresa l’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, a chi abbia svolto attività di medico nel settore del lavoro per almeno 4 anni”. In pratica 4 anni di attività in un non meglio specificato ed individuabile settore del lavoro, conferisce il titolo equipollente a quelli precedentemente menzionati. In questo modo si è attuata la prima sanatoria perpetua nella storia della Sanità; non solo sono stati sanati coloro i quali facevano attività di medico competente anche senza titolo prima dell’entrata in vigore della norma, ma, da allora, fino a che esisteranno le FF. AA. e di Polizia, tutti i medici in s.p.e. che avranno fatto solo quattro anni di servizio potranno essere nominati medici competenti.

Cosa dice l’Ordine dei Medici in merito ai Medici Competenti militari

Chi ha svolto attività di medico competente per almeno 4 anni presso le Forze Armate e Polizia di Stato può continuare a svolgere tale attività presso le stesse amministrazioni, ma non in ambito civile

A peggiorare la questione è intervenuto il Direttore Generale della Sanità Militare che nella direttiva datata 5 maggio 2010 ha sancito che 4 anni di servizio possono essere svolti anche in maniera non continuativa e vengono considerate equipollenti le attività di servizio degli Ufficiali medici impiegati anche in altre amministrazioni pubbliche. In pratica, anche il medico che, ad esempio, per 4 anni ha prestato servizio nel reparto di psichiatria o di oculistica di un ospedale militare, oppure ha svolto attività di guardia medica prima di essere arruolato, può essere nominato medico competente. Questo vizio di considerare l’expertise come unico elemento sufficiente per ricoprire incarichi e ruoli all’interno della Sanità militare, purtroppo, è una triste realtà delle nostre Forze Armate che si è ripetuto anche recentemente, nel tentativo di riqualificare l’ex A. SA. come operatore di supporto nell’assistenza sanitaria. In un campo così delicato come quello della Salute questo non dovrebbe accadere. Non è accettabile che cittadini della Repubblica Italiana dipendenti delle FF. AA. (compresi i civili) debbano essere assistiti da medici, che non hanno la formazione adeguata per prevenire, sorvegliare e curare le malattie professionali.

I requisiti dei medici competenti delle Forze Armate

Vedi disposizioni della Direzione Generale della Sanità Militare


clicca sull’immagine per leggere la rivista

L’Uff. medico in s.p.e., che ha le caratteristiche ritenute idonee dagli Organi Superiori, dopo essere stato individuato dall’Autorità militare, viene inserito in un apposito registro dei MC dell’A. D.. Tale registro, a differenza dei MC civili, non è conservato presso il Ministero della Salute, bensì presso IGESAN. I Datori di Lavoro (DDT)/Comandanti attingono da tale registro e procedono a nomina formale. L’incarico non è soggetto ad accettazione da parte del destinatario, essendo “…impartito in conformità alle norme in vigore e nell’interesse del servizio”. Sicuramente per il servizio va bene; con il minimo dello sforzo si hanno a disposizione una infinità di Medici Competenti con il risparmio di tempo e di risorse per formarli adeguatamente. Queste esigenze di servizio sicuramente non sono le esigenze di salute del personale.

La formazione ed aggiornamento del MC

L’ufficiale medico nominati MC ha l’obbligo di aggiornarsi acquisendo i previsti crediti formativi dell’Educazione Continua in Medicina (ECM). secondo la Direttiva di DIFESAN del 5 maggio 2010, egli deve conseguire nel triennio almeno il 70% del totale dei crediti nella disciplina Medicina del lavoro. Il mancato adempimento di tale obbligo comporta il mancato svolgimento con diligenza delle funzioni di MC, nonché un’omessa esecuzione di ordini legittimi ovvero di disposizioni legittimamente impartite.

Attualmente i MC nominati dal DDT/Comandante sono perlopiù i Dirigenti del Servizio Sanitario (DSS) o specialisti in altre branche della medicina; essi svolgono la funzione di MC come secondo o addirittura terzo incarico; per non parlare della funzione che gli Uff.li medici hanno nell’emergenza extraospedaliera, quando vengono impiegati nei Teatri Operativi o in assistenza con ambulanze sul territorio nazionale.

Accade che il DSS, ad esempio specialista in psichiatria o in cardiologia possa essere allo stesso tempo:

– MC nominato dal suo Comandante;

– specialista nei concorsi o consulente che prende provvedimenti medico legali;

– impiegato all’estero nelle missioni Fuori Area;

– svolgere attività privata extramenia.

Per mantenere l’aggiornamento delle capacità professionali e operare con diligenza e perizia in tutte queste specialità, ogni anno, tale Uff.le medico dovrebbe dedicare mesi all’ECM. Da considerare che oltre al poco tempo a disposizione e al costo esorbitante che dovrebbe affrontare in quanto l’Amministrazione non sostiene, come dovrebbe, la formazione continua, egli avrebbe l’obbligo di frequentare un ospedale di zona per il training on Job nel campo dell’emergenza urgenza per la preparazione all’impiego estero (sono previste penalizzazioni nelle note caratteristiche se non lo fa).

È evidente come non sia umanamente possibile che i medici militare possano aggiornarsi ed assolvere con piena competenza a tutti gli incarichi che essi svolgono o che di volta in volta vengono loro assegnati. In un campo come quello della medicina, dove viene continuamente ribadito come i professionisti che la praticano debbano avere l’obbligo di operare con le necessarie basi scientifiche, che debbano aggiornarsi per migliorare continuamente le conoscenze e la pratica clinica per il bene dell’utente militare, per quel che riguarda il MC questo non avviene. Molti degli Uff.li MC non hanno i requisiti necessari, non riescono, anche volendo, a seguire l’aggiornamento previsto.

Il legislatore, nello stabilire le caratteristiche che devono avere i MC militari, ha peccato di scarsa attenzione alle esigenze di salute degli utenti con le stellette, contrariamente al sacrosanto principio di riconoscere la specificità del comparto della Difesa ben dichiarata nel D. Lgs 81/08. Se fosse stato più attento e fosse stato meglio consigliato da chi sovrintende la

Sanità della Difesa, forse tante vittime dell’uranio impoverito, dei vaccini, dell’uso di solventi nelle armerie, di infortuni e di suicidi, sarebbero potuti essere prevenuti o individuati per tempo.

Un Ministro della Difesa che impartisce direttive sanitarie??

Non si può imputare tutto agli ufficiali Medici, pur tuttavia, hanno la colpa di non avere impugnato la nomina in qualità di MC, venendo così meno al loro compito principale di tutelare con scienza e coscienza la salute dei propri assistiti. Questi preziosi professionisti avrebbero potuto rifiutarsi e lo possono ancora fare appellandosi al proprio Codice Deontologico che prevede il principio secondo il quale l’esercizio del medico si fonda unicamente sulla libertà e sull’indipendenza. Il medico deve denunciare all’Ordine professionale ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti o obblighi da qualunque parte provengano. Egli deve attenersi alle conoscenze scientifiche e, nel rispettare la vita, la salute fisica e psichica, non deve soggiacere ad imposizioni.

La Sanità Militare e di Polizia ha bisogno di una profonda revisione, che parta dalle sue fondamenta. Da decenni si aspetta una Riforma del comparto che lo renda finalmente, e non solo a parole, all’altezza delle sfide che quotidianamente lo impegnano sia sul territorio nazionale, sia nelle missioni Fuori Area. Una ristrutturazione che interessi le infrastrutture, l’organizzazione del lavoro, l’adeguamento della formazione e dell’aggiornamento dei professionisti che vi operano, la razionalizzazione delle specialità mediche con salvaguardia di quelle che realmente interessano le FF. AA.

Per fare questo, occorre che la Politica prenda finalmente in mano la questione e inizi i tavoli di discussione tra veri esperti della Sanità militare e civile; scevri da interessi di parte e personali; lontani dalle lobby e dal carrierismo. Serve un Parlamento di cittadini eletti che rappresentino davvero gli uomini e le donne con le stellette, che per il loro benessere psicofisico, inizino il cammino necessario per arrivare finalmente a garantirgli gli stessi diritti e le stesse prestazioni della popolazione non militare. Serve un Ministro coraggioso, che abbia finalmente la forza di voltare pagina e di risollevare le tremende sorti di una Sanità Militare che non è più nelle condizioni di assicurare il servizio a cui è preposta. Un Parlamento ed un Ministro che possano scrivere il proprio nome nella storia della Repubblica italiana ed in quella delle Forze Armate e di Polizia.

Giuseppe Pesciaioli

Giuseppe Pesciaioli

Presidente di ASSODIPRO dal 25 ottobre 2018.

Laureato in Sociologia Indirizzo Economico ed Organizzativo del Lavoro

Attualmente militare in serviziohttp://www.militariassodipro.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top