COMPENSO FORFETTARIO D’IMPIEGO

COMPENSO FORFETTARIO D’IMPIEGO. Lettere alla Redazione

6 Marzo 2019

Tweet Da quando il sito ha ripreso le sue attività in modo costante e qualitativo gli utenti e lettori di Assodipro si fanno sentire, giungono in Redazione lettere e commenti su ogni argomento, per noi molto importanti e fonte di ispirazione. stiamo parlando del Compenso Forfettario di Impiego, meglio noto come CFI, l’argomento è atavico si ripresenta sempre con le stesse storture e malessere del personale.

Le interrogazioni parlamentari

Già in passato lo stesso Parlamento e Governo si è occupato rispondendo ad Interrogazioni parlamentari con aspetti di incongruenza differenti. A volte è stato distribuito senza un preciso ordine di operazioni semplicemente effettuando lavori di ordinaria manutenzione senza alcun accorgimento di grado, ruolo e funzione. In altre occasioni non esisteva un ordine di operazione, dopo l’effettuazione e il pagamento delle competenze è stato richiesto in restituzione. Altri abusi invece riguardano la sperequazione volutamente attuata dai superiori per distinguere i bravi dai cattivi, alcuni possono fare il massimo dei giorni ed altri il minimo sindacale. Addirittura, escludere alcune categorie come i “Turnisti”  dell’esercitazione è veramente pretestuoso, semmai è vero il contrario. In una situazione di emergenza o particolarmente gravosa la presenza è indispensabile 24 ore su 24, chi meglio dei “turnisti” può garantire il servizio, l’emergenza? Il DPR 171/2007 ha disposto che «al personale impiegato in esercitazioni o in operazioni militari caratterizzate da particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro, che si protraggono senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore con l’obbligo di rimanere disponibili nell’ambito dell’unità operativa o nell’area di esercitazione, continua a essere corrisposto il compenso forfettario di impiego, istituito con DPR 163/2002,  da

corrispondere in sostituzione agli istituti connessi con l’orario di lavoro, per un periodo non superiore a 120 giorni all’anno. E’ evidente che la possibilità di fare un minimo o un massimo di giornate di CFI può determinare una grossa differenza stipendiale ed ancor più pensionistica. La giustezza della natura dell’emolumento non è messa in discussione, è ovvio che “..particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro e allo stesso tempo rimanere disponibili nell’unità operativa o area di esercitazione per almeno 48 ore consecutive..” è un sacrificio che deve essere ripagato e nessuno metterebbe in dubbio la bontà dell’emolumento.

Principi ispiratori e pratica elargizione CFI

Viceversa, se l’esercitazione si limita a due/tre ore di straordinario in più, a qualche attività che potrebbe essere assolta in condizioni normali, si capisce bene che le differenze tra un militare e l’altro suscitano invidie, malumori e insoddisfazioni. Un conto è fare un’esercitazione in mimetica,

con turni diurni e notturni, all’interno e all’esterno degli edifici militari, sulla nave, sul sommergibile o nei campi addestramento, un altro conto è stare comodamente in ufficio e continuare bellamente le proprie attività. Tanto è vero che le Interrogazioni parlamentari che si sono occupate dell’argomento lo hanno fatto per capire come mai venivano richieste le somme percepite dai militari in restituzione. Per quale motivo ad un militare a cui precedentemente si era chiesto di fare un servizio “..in particolari condizioni di impiego..”, successivamente, l’Amministrazione cambia idea e chiede di restituire i soldi percepiti. E’ semplice come si evince dalla risposta alle Interrogazioni, gli uffici amministrativi di controllo e verifica (ISPEDIFE) hanno preso atto che quel CFI non era inserito in una “Esercitazione” propriamente configurata, in altre parole si è trattato di una pantomima volta a distribuire qualche euro in più. Il recupero compensativo, è stato considerato una “..forma alternativa di ristoro del militare chiamato a svolgere lavoro straordinario, deve di norma essere attivato dall’amministrazione entro un breve termine dal momento in cui la prestazione lavorativa è stata svolta, pena la sostanziale frustrazione della ratio del recupero compensativo..”.  Fino ad oggi la Rappresentanza Militare per questa palese sperequazione ha detto e fatto poco, per non dire nulla. Da qui in avanti i costituendi sindacati dovranno dire e fare qualcosa di più, è inaccettabile che attraverso un emolumento volto alla specificità per esercitazioni prolungate e addestramento venga concepito come un premio “ad personam” a seconda delle circostanze, delle persone e di quanto resta da suddividere. Sarebbe molto più onesto far confluire la quota parte delle risorse per il CFI che non si utilizza in reali esercitazioni prolungate nel FESI. 6 Marzo 2019

La Redazione


Gentile Redazione,

Come mai del CFI non si parla mai? Non interessa a nessuno, tutti applicano la legge come deve essere, siamo in pochi a subirne gli effetti distorsivi? Da noi l’emolumento economico è gestito in modo disomogeneo ed ingiusto. Sarebbe opportuna evidenziare le falle di questo compenso del tutto discrezionale che spesso lascia fuori il personale turnista e/o coloro che lavorano in distaccamenti come i Teleposti Meteo nel caso dell’A.M. – (lontano dagli occhi, lontano dal cuore). Personale che non viene inserito nelle programmazioni di circoscrizione ed eventualmente deve uscire dal turno di servizio e per avere diritto allo stesso compenso, deve fare molte più ore oltre al fatto con non può prolungare la sua normale attività lavorativa contrariamente agli aeroportuali. In certi Enti lo scorso anno ci sono stati colleghi che hanno fatto 120 presenze l’anno a €. 72,00 lordi cadauna. Il sabato e la domenica vengono retribuiti il doppio. Insomma c’è chi si fa i baffi e chi non prende neanche un centesimo. Questo non fa altro che creare forti disparità e non consentire lo stesso cumulo contributivo ai fini pensionistici. Magari un articolo che faccia riflettere sia chi lo attribuisce ma anche chi lo espleta. Tanti nostri colleghi, sparsi nelle varie basi ed ovviamente una minima parte, accettano di tutto per fare il CFI, c’è chi fa sfalci-erba, chi si dedica alla tinteggiatura di locali e chi aspetta che passino le ore, infine chi elabora piani operazioni super operativi che poi, in alcuni casi, si trasformano in attività che nulla hanno a che fare con quello che viene dichiarato. Insomma, rimane un problema nel problema. Sarebbe gradito un vostro intervento. Grazie e a presto. Lettera Firmata

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